Risparmiare in bolletta: nuove frontiere delle concessioni di energia

In collaborazione con la rete di contatti creata nell’ambito della Climate KIC e Horizon 2020, programmi edificati dalla Comunità Europea per la lotta ai cambiamenti climatici e per l’ambiente, la società Aster ha deciso di provare a rivoluzionare i consumi di energia all’interno di condomini, complessi di edifici e case.

Grazie alla sperimentazione di nuove tipologie di contratti atti a riqualificare l’efficientamento di energia gas e luce in Emilia Romagna, nel parmense e nel reggiano, Aster ha come obbiettivo il risparmio di 5.084 GWh (wattora), circa il 40% in meno, e minori emissioni di CO2 per 1027 tonnellate.
Per una durata di 28 mesi, il progetto Lemon, così denominato dall’azienda prima citata, ha ottenuto finanziamenti regionali ed europei per offrire assistenza tecnica a progetti di efficienza energetica innovativi e finanziariamente affidabili, e  li ridistribuirà sugli affitti degli alloggi in base alla prestazione energetica di esso. Sintetizzando, gli affitti dei 622 alloggi sociali messi a disposizione sarà lievemente maggiorato, per ottenere una maggiore qualità di vita ambientale, oltre che un risparmio massiccio di energia.

Il “manuale dell’inquilino”

Nell’ambito della fiera organizzata per il progetto Lemon – Less Energy More OpportuNities, alcuni esponenti di Aster, hanno proposto ai presenti la creazione di un vero e proprio regolamento da seguire, una guida per la gestione dei consumi, creando dei consigli reali per gestire al meglio gli sprechi e creando i presupposti per una modifica comportamentale e delle abitudini dei soggetti pubblici, “inquilini”, in questione.

Il progetto Lemon sembra aprire una nuova strada verso il risparmio energetico ed economico, reale e misurabile, in linea con le nuove direttive europee attente all’inquinamento ambientale, attraverso la creazione di nuove frontiere di contratti “a consumo”, che posso radicalmente rivoluzionare il mondo dell’edilizia e dell’efficientamento energetico.

Soluzioni smart per lo stress ambientale

Per orientarsi su soluzioni di risparmio in termini economici e di gestione aziendale, sono in corso, da qualche anno, proposte e tentativi di “lavoro agile”, definito smart working. Questo concetto vuole rappresentare un’innovazione per le aziende nella gestione della vita privata e del lavoro dei dipendenti: mira a creare miglioramenti nelle performance aziendali, nei costi ambientali e di spostamento a carico e a costruire flessibilità e cooperazione. Per quanto riguarda quest’ultima caratteristica, infatti, è stato introdotto il desk sharing: con questo concetto si supera la classica idea di “scrivania” personale, per arrivare ad una condivisione tra più colleghi della stessa, per favorire confronti tra dipendenti e la creazione di forti motivazioni.

Cosa cambia in termini ambientali?
Ciò che c’è alla base dello lavoro agile è trovare delle soluzioni “smart”, intelligenti, che riescano a creare degli equilibri sani anche dal punto di vista della sostenibilità ecologica. Le aziende, risparmiando sull’energia e sugli spostamenti aziendali dei propri dipendenti, contribuirebbero a non alimentare l’inquinamento e a ridurre le emissioni di CO2.
Immaginate se migliaia di persone non dovessero spostarsi, obbligatoriamente, ogni giorno, per raggiungere i propri uffici; ci sarebbero i miglioramenti effettivi nell’ambiente, nel risparmio energetico, nella riduzione dell’inquinamento delle grandi città causato dalle industrie e dai gas di scarico delle automobili.
Per i più, lo smart working può rappresentare solo un’idea utopica, quasi da film, ma, in Italia, il ministero dell’ambiente è impegnato, dal 2014, in campagne di sensibilizzazione per imprenditori e amministratori aziendali, al fine di creare un’integrazione tra i modelli classici e i concetti nuovi e moderni di lavoro.

Se si può risparmiare, ottimizzare i tempi e le operazioni dei lavoratori e, allo stesso tempo, supportare un’ecologia fin troppo discussa e argomentata da tutti i media, la domanda, che ognuno di noi dovrebbe porsi, è perché non ci si sia ancora adattati a questa tipologia di innovazioni più sane e, sicuramente, più accessibili.

Gennaro Sarnelli