Risparmiare energia è un gioco da ragazzi!

Il risparmio energetico è, come abbiamo visto anche nei nostri precedenti articoli, molto semplice da attuare: possiamo dire che non sia altro che la somma di tante, piccole e buone abitudini. Proprio per questo è importante educare i bambini all’ecologia ed al risparmio energetico – l’assimilazione dei queste sane abitudini può essere, come vedremo, semplice e divertente.

Cose “da grandi”

I piccoli sono spesso felici di partecipare alla vita quotidiana, desiderano spesso imitare i genitori e sentirsi parte della famiglia, essere trattati, per così dire, da “grandi”. Se ciò che viene loro spiegato viene trasformato in azione nel più breve tempo possibile è più probabile che il messaggio che stiamo cercando di trasferire loro venga interiorizzato e si trasformi in abitudine. Raccontare loro che l’energia è preziosa e che possono aiutarci a risparmiarla mostrando loro che possono spegnere le luci e non lasciare accesi i giochi, il televisiore e altri elettrodomestici che utilizzano li farà sentire utili, trattati quasi da “pari” dai genitori, e riconoscere il loro impegno costituirà un rinforzo positivo che andrà a fortificare l’azione e l’abitudine che stiamo cercando loro di insegnare.

Partecipazione familiare

E’ importante dare il buon esempio e che tutti gli adulti della famiglia agiscano in modo coordinato e coerente. Se i bambini vedranno gli adulti della famiglia svolgere le stesse azioni che sono state loro richieste, le svolgeranno con più piacere sia perché si sentiranno partecipi di un unico grande progetto familiare e sia perché non si sentiranno trattati in modo diverso e ingiusto. Per aiutare i bambini a comprendere cosa comporti il risparmio energetico ed ecologico è una buona idea quella di portarlo a fare passeggiate nel verde, così che possa figurarsi chi e cosa sia nel pratico la natura che il risparmio energetico aiuta a salvaguardare. Anche questa attività inoltre aiutano il bambino a sentirsi parte di un’idea, una direzione comune.

Responsabilità crescenti

Sono molte le azioni che i bambini possono compiere per aiutarci a risparmiare energia, e, man mano che i piccoli crescono, i genitori possono dare loro sempre maggiori responsabilità. Si può cominciare insegnando loro a spegnere la luce quando si esce da una stanza, accendere la televisione solo quando la si deve guardare e spegnerla quando ci si dedica ad altre cose, non usandola come sottofondo; quando saranno un po’ più grandi si potrà mostrare loro come si spengono elettrodomestici più grandi e complicati come lavatrici, asciugatrici o lavastoviglie.

Un futuro roseo (e soprattutto più verde)

I bambini sono gli adulti del futuro: educandoli ad un corretto uso dell’energia e ad avere una coscienza ecologica, anche spiegando loro per esempio come riciclare ed effettuare la raccolta differenziata, ci aiuterà senza dubbio ad avere un mondo più verde e più pulito. Quale regalo migliore potrebbe mai fare un genitore ad un figlio?

Simona Lazzaro

Risparmiare in bolletta: nuove frontiere delle concessioni di energia

In collaborazione con la rete di contatti creata nell’ambito della Climate KIC e Horizon 2020, programmi edificati dalla Comunità Europea per la lotta ai cambiamenti climatici e per l’ambiente, la società Aster ha deciso di provare a rivoluzionare i consumi di energia all’interno di condomini, complessi di edifici e case.

Grazie alla sperimentazione di nuove tipologie di contratti atti a riqualificare l’efficientamento di energia gas e luce in Emilia Romagna, nel parmense e nel reggiano, Aster ha come obbiettivo il risparmio di 5.084 GWh (wattora), circa il 40% in meno, e minori emissioni di CO2 per 1027 tonnellate.
Per una durata di 28 mesi, il progetto Lemon, così denominato dall’azienda prima citata, ha ottenuto finanziamenti regionali ed europei per offrire assistenza tecnica a progetti di efficienza energetica innovativi e finanziariamente affidabili, e  li ridistribuirà sugli affitti degli alloggi in base alla prestazione energetica di esso. Sintetizzando, gli affitti dei 622 alloggi sociali messi a disposizione sarà lievemente maggiorato, per ottenere una maggiore qualità di vita ambientale, oltre che un risparmio massiccio di energia.

Il “manuale dell’inquilino”

Nell’ambito della fiera organizzata per il progetto Lemon – Less Energy More OpportuNities, alcuni esponenti di Aster, hanno proposto ai presenti la creazione di un vero e proprio regolamento da seguire, una guida per la gestione dei consumi, creando dei consigli reali per gestire al meglio gli sprechi e creando i presupposti per una modifica comportamentale e delle abitudini dei soggetti pubblici, “inquilini”, in questione.

Il progetto Lemon sembra aprire una nuova strada verso il risparmio energetico ed economico, reale e misurabile, in linea con le nuove direttive europee attente all’inquinamento ambientale, attraverso la creazione di nuove frontiere di contratti “a consumo”, che posso radicalmente rivoluzionare il mondo dell’edilizia e dell’efficientamento energetico.

Gli effetti dei colori sulla nostra mente tra studio, arte e marketing

“Il colore è un mezzo per influenzare direttamente un’anima. Il colore è il tasto. L’occhio è il martelletto. L’anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l’anima. E’ chiaro che l’armonia dei colori è fondata solo su un principio: l’efficace contatto con l’anima. Questo fondamento si può definire principio della necessità interiore.” – Vasilij Kandinskij

Da ben undici anni, il sei maggio è la giornata internazionale del colore; più specificamente, il World Kids Colouring Day, un giorno durante il quale tutti i bambini del mondo sono invitati ad usare pennarelli, pastelli e colori per immaginare un mondo migliore e per rendere più vivo e colorato quello in cui viviamo.

Un mondo a colori

Non sempre il mondo è stato così tanto colorato; fino al ventesimo secolo, era ben difficile e decisamente costoso procurarsi dei pigmenti da cui ricavare dei colori. E’ soltanto negli ultimi cento anni che i colori sono stati resi effettivamente accessibili alla massa, grazie alla produzione di colorazioni non organiche e più facilmente reperibili.

Tra mente e Spirito

Vasilij Kandiskij, celeberrimo artista russo, si dedicò per molto tempo allo studio dei colori. Analizzandoli e studiandoli, arrivò alla conclusione i colori fossero strettamente legati alla sfera spirituale dell’uomo, e che l’arte che quei colori producevano influenzasse direttamente lo spirito. Il colore, per Kandinskij, ha una forza psichica, fa emozionare, tocca le corde dell’animo umano.

L’artista aveva collegato ogni colore ad una determinata sensazione, ad una ben definita emozione: il rosso è vivo, inquieto e acceso; il verde invece quieto e immobile. Il marrone è materno e femminile mentre il nero è terra arsa, morta, che niente può aver più a che vedere con la vita. E infine se il grigio è immobilità ed incertezza, qualcosa che non è nero e nemmeno bianco, il bianco è invece una possibilità, un vuoto carico di promesse: “così” scrive il pittore “risuonava forse la terra nei bianchi periodi dell’era glaciale”.

Il marketing del color

Naturalmente Vasilik Kandinskij non è stato l’unico ad indagare sulle proprietà del colore. I colori ci toccano ed influenzano: non a caso più del quaranta percento del nostro cervello è dedicato all’elaborazione visiva.

Oggi sappiamo che, a seconda della cultura in cui viviamo e siamo stati immersi sin da bambini, ogni colore scatena in noi una ben determinata sensazione. Conoscere questi effetti ha permesso di sviluppare vere e proprie strategie di marketing basate sull’associazione di determinati prodotti, siti internet e oggetti a colori specifici.
Il colore è infatti la prima cosa che attira la nostra attenzione quando ci rechiamo ad acquistare qualcosa. Inoltre, diverse indagini hanno sottolineato come associare un prodotto ad un colore lo renda più riconoscibile al pubblico.

Come percepiamo i colori

Tutti coloro che sono vissuti in un paese di cultura occidentale hanno imparato, nel corso della loro vita, ad associare ogni colore ad una sensazione.

– Il giallo è il colore dell’ottimismo e della gioventù, è associato istintivamente al sole, alla chiarezza, al calore e all’estate. E’ un colore che cattura l’attenzione, stimola l’attività cerebrale e per questo viene spesso utilizzato nelle vetrine e nei fastfood. Sono molte le aziende che hanno scelto di utilizzare il giallo nei loro simboli.

– L’arancione è un colore che trasmette allegria e buon umore, collegato alla creatività e all’entusiasmo. E’ un colore stimolante che invita all’azione e per questo viene utilizzato da aziende che invitano all’acquisto impulsivo.

– Il rosso è un colore energico e vivace ed è associato all’urgenza, alla fretta – in Giappone proprio per questo hanno dipinto le pareti dei bagni pubblici di rosso per ridurre, con successo, la permanenza degli utenti alla toilette. E’ un colore aggressivo che indica pericolo ma che richiama alla mente anche la passione, l’eros e l’aggressività. Viene spesso associato alle vendite promozionali.

– Il viola è un colore associato alla tranquillità ed alla saggezza, ma anche al lusso ed all’armonia. Ha un effetto rilassante e viene associato alla vendita di prodotti di bellezza femminili o di oggetti da utilizzare e consumare nei momenti di relax. E’ uno dei colori più apprezzati dalle donne, mentre invece alcune ricerche hanno evidenziato come il colore viola sia percepito dalla maggioranza del pubblico maschile come sgradevole. L’usanza che vuole che il viola porti sfortuna agli attori ha origine religiosa: durante la quaresima, a cui è associato il colore viola, non potevano svolgersi spettacoli.

– Il blu trasmette invece sicurezza e fiducia, pulizia ed affabilità. Viene utilizzato spesso per promuovere servizi e prodotti che hanno a che fare con il risparmio; sebbene queste caratteristiche lo rendano un colore particolarmente apprezzato, sembra che il logo di facebook sia blu per tutt’altra ragione: a quanto pare il suo creatore, Mark Zuckerberg, è daltonico e, in quanto tale, insensibile al verde ed al rosso. Era insomma inevitabile che scegliesse il blu come colore del suo logo: è l’unico che percepisce con chiarezza. Talvolta il blu viene anche associato anche ad emozioni negative, come la tristezza, la sofferenza e la malinconia.

– Il verde è il colore più associato alla natura. Richiama freschezza e gioventù, ma anche equilibrio, riflessione e fermezza. Sembra che coloro che utilizzino il verde per svolgere lavori di minuteria riescano a portare al meglio a termine il loro compito; nelle vendite è associato a prodotti che promuovono la salute, il benessere e tutto ciò che può aiutare a rilassarci.

– Il nero nel marketing viene utilizzato per proporre prodotti aggressivi e di lusso.

Adulti e bambini per un mondo colorato

In questa giornata dedicata ai colori, che si sia adulti o bambini, che si voglia disegnare un’arcobaleno o vendere un prodotto non ci resta che una cosa da fare: colorare il mondo, usare i colori per immaginare qualcosa di bello e per raccontarlo, comunicarlo, condividerlo.

Simona Lazzaro

Le mezze stagioni non esistono più

La stratosfera ci difende
L’atmosfera terrestre è composta convenzionalmente da cinque strati: termosfera, mesosfera, esosfera, stratosfera e troposfera. Al di sopra di quest’ultima, la stratosfera rappresenta quello strato, ricco di molecole di ozono, che permette un filtraggio dei raggi UV; in sostanza, i raggi solari entrando in contatto con le molecole di ozono permettono la loro scissione, per creare un doppio effetto: l’arresto dei raggi ultravioletti, estremamente dannosi per la vita, e la produzione di calore, che permette il riscaldamento verso l’alto della zona.

Il buco nell’ozono
Dalla fine degli anni ’60, a causa della grande concentrazione di poli industriali, con l’innesto delle nuove tecnologie sempre meno improntate alla tutela della natura, il buco nell’ozono è diventato un argomento molto gettonato e realmente importante. Lo strato di ozono presente nella stratosfera, infatti, a causa dell’inquinamento provocato dall’uomo nel corso della sua storia industriale, è andato man mano assottigliandosi. Per anni, i media hanno creato un vero e proprio movimento di informazione, per cercare di creare una coscienza comune e un forte senso di appartenenza al nostro pianeta, che sembra rivoltarsi contro gli stessi i quali hanno creato il suo male.
Gli effetti di un continuo aumento del buco nell’ozono sarebbero gravissimi e i cambiamenti climatici sembrano rappresentare il primo di una lunga lista di problematiche che si andrebbero a creare.
Lo scioglimento dei ghiacciai, la distruzione degli habitat della popolazione animale, la difficoltà nella gestione della fotosintesi clorofilliana da parte delle piante presenti sul globo non rappresentano un’utopia in quanto, quotidianamente, è possibile ritrovare esempi di questo genere su ogni piattaforma mediatica esistente.
Sembra però che la gravità della situazione, grazie alle scelte prese dalle alte cariche dei grandi paesi industrializzati, in materia di riduzione di emissioni e di inquinamento, si stia man mano sempre più riducendosi; il buco nell’ozono si è ridotto notevolmente nell’ultimo ventennio e, grazie alle modifiche e ai divieti apportati nel corso degli anni, i famigerati clorofluorocarburi, i gas contenuti nei frigoriferi o anche negli spray, che permettono la rottura delle molecole di ozono e la conseguente creazione del “buco”, sembrano essere un problema ormai accantonato e regolato. Bisogna sempre tenere a mente, però, quali potrebbero essere le conseguenze devastanti per il globo, senza lasciarsi rilassare da queste questi cambiamenti positivi che, nei prossimi tempi, potrebbero portarci a dei miglioramenti effettivi e reali.

Pare che tutto sia nelle mani dell’uomo. Le mezze stagioni non esistono più e sembra che tutti si siano abituati a parlarne come se si trattasse di normalità, di una conseguenza naturale del corso della vita del pianeta. In effetti il buco nell’ozono è andato creandosi inizialmente per cause naturali, ma il suo netto peggioramento è stato unicamente edificato dalla natura dannosa e dalla speculazione dell’uomo, concentrato più negli affari che nella conservazione dei beni naturali e di un pianeta che riesce a donarceli ma che non è più intenzionato a dare chance e possibilità.

La forza della natura è devastante… meglio non farla arrabbiare.

Gennaro Sarnelli

Giornata mondiale del pinguino! Vittima dei cambiamenti climatici, specie in via di estinzione

25 Aprile 2019. Oggi in Italia si celebra la Liberazione, nel mondo “La giornata mondiale del pinguino”.

Si chiamano sfeniscidi. Sono una famiglia di uccelli comunemente noti come pinguini.

Di piccole dimensioni e apparentemente docili, sono concepibili quasi come dei piccoli animali domestici (non a caso tanto amati dai bambini).

Ne esistono 18 specie, dei quali il Pinguino Imperatore è fra tutte quella più conosciuta. L’unica tra le tante in grado di vivere nel gelo antartico per tutto l’anno. Sono in via di estinzione. Loro, proprio come noi esseri umani, hanno un arduo problema da affrontare: i cambiamenti climatici.

Gli effetti del riscaldamento climatico travolgono questa importante popolazione, il cui studio da parte di diversi scienziati ci ha permesso di valutare come il mondo stia cambiando; di come la natura si stia rivoltando contro il nostro equilibrio esistenziale. Già negli ultimi 50 anni, infatti, la colonia dei pinguini imperatori si è notevolmente dimezzata. Gli effetti saranno ancor più travolgenti di fronte ad un aumento di altri 2° C. Entro la fine del secolo, senza casa e senza cibo, per il pinguino imperatore è prevista l’estinzione.

Il riscaldamento globale, in realtà, provoca un effetto dirompente anche sui banchi di krill, la fonte di cibo primaria non solo per i pinguini, ma per ogni specie antartica. L’Antartide è sempre stata una delle regioni più remote e poco alterate dalla presenza umana del mondo, ma gli effetti negativi alla fauna locale saranno sempre più crescenti, considerando che l’uomo si dirige sempre verso i confini inesplorati.

 

La natura non fa sempre miracoli

La natura è miracolosa. Offre vita, ma la deprime se non viene rispettata. Oggi si diventa sempre più sensibili alle tematiche relative alla tutela ambientale, ma forse potrebbe non essere abbastanza. Il WWF affronta questa battaglia dal 1994, in dibattiti nazionali e internazionali. Ha chiesto severamente di abbandonare l’utilizzo dei combustibili fossili, facendosi fautrice di fonti rinnovabili.

Ad oggi, in attesa di concrete iniziative, non ci resta che preservare l’habitat naturale del pinguino che giorno dopo giorno risulta essere minacciato dall’innalzamento delle temperature. Il WWF dà modo a ciascuno di noi di adottarne uno permettendo loro di nutrirsi e riprodursi.

 

In questi duelli Flora contro Fauna, Fauna contro Uomo e Uomo contro Flora, quante pedine ancora dovranno essere colpite prima di trovare un punto di incontro, un vero equilibrio naturale?!

Umberto D’Andrea

I motivi per cui le persone non credono al cambiamento climatico

Il cambiamento climatico è stato messo spesso in discussione come fosse un’opinione – tra i negazionisti del fenomeno contiamo anche nomi celebri come quello di Donald Trump, che definì il cambiamento climatico prima come “bufala” e poi come “fenomeno passeggero”.

Ma perché ci sono tante persone che negano l’evidenza del cambiameno climatico, sebbene decine di studi scientifici ne confermino la veridicità? Questo nuovo fenomeno negazionista è trasversale, e tra le fila di coloro che non credono che il clima stia irreversibilmente cambiando ci sono persone di ogni ceto ed età – cos’è dunque che spinge le persone a negare quella che indubbiamente può essere definita come una comprovata realtà?

 

Scorciatoie mentali

Quando le persone devono prendere una decisione, utilizzano delle “euristiche”, delle scorciatoie mentali che ci permettono di risolvere un problema nel minor tempo possibile ma che, per quanto siano frequentemente utili e ci abbiano permesso di sopravvivere e svilupparci fino a questo punto, spesso ci portano a commettere degli errori.

Secondo Amon Tversky e Daniel Kahneman (premio nobel per l’economia nel 2002) le decisioni delle persone sono il prodotto di tre meccanismi cognitivi: rappresentatività, disponibilità ed ancoraggio.

 

Decisioni Sbagliate

La distanza psicologica dell’evento non permette agli individui di rappresentare accuratamente il pericolo del cambiamento climatico: la distanza spazio-temporale delle conseguenze del cambiamento climatico porta le persone a non consideralo come realmente dannoso, pericoloso o reale. Un vecchio adagio recita “lontano dagli occhi, lontano dal cuore.”, e la psicologia conferma che, spesso, è proprio così: le persone non riescono a percepire il cambiamento climatico come reale o come pericoloso perché i suoi effetti non si manifestano nel presente e non lo faranno nemmeno in un futuro immediato. Questo accade perché il nostro cervello si è evoluto per far sì che rispondessimo più velocemente ed in maniera più efficace a pericoli che possano essere considerati tali per noi; per riuscire a comprendere che il cambiamento climatico sia realmente pericoloso è necessario mettere in atto una rappresentazione mentale più complessa.

Le persone prendono decisioni in base a quanto è stato fatto in passato riguardo ad un problema particolare (disponibilità). Le persone attingono alla propria esperienza personale per comprendere quanto sia probabile un avvenimento – seguendo peraltro meccanismi più emotivi che razionali, considerando i fattori più vividi e che meglio si ricordano molto più di altri che avrebbero uguale importanza ma che, avendo avuto un minore impatto nella vita della persona, non sono così ben conservati nella memoria.

Ricordando meglio la prima informazione ricevuta, e spesso considerandola più attendibile (ancoraggio), in quest’epoca di fake news e di notizie imprecise è facile immaginare che molte persone possano ritrovarsi a sostenere idee sbagliate o non del tutto corrette: nel caso del cambiamento climatico questo meccanismo mentale è purtroppo evidentemente applicato. A rafforzare l’effetto dell’ancoraggio c’è il bias di conferma – fenomeno per il quale tendiamo a dare maggiore rilievo a quelle informazioni che confermano appunto il nostro punto di vista ed ad ignorare quanto invece lo contraddice. L’essere inesperti in un determinato contesto non permette inoltre di accettare facilmente le critiche: l’ormai celebre effetto Dunning-Kruger spiega bene come ad una maggiore esperienza e conoscenza corrisponda la maggiore capacità di riconoscere i propri limiti ed errori, mentre invece ad una minore esperienza e conoscenza corrisponda purtroppo l’incapacità a farlo e dunque alla fossilizzazione sulle proprie posizioni. Le persone, non dotate degli strumenti cognitivi adatti a riconoscere i propri errori, si considerano migliori di altri e non sono disposte a cambiare facilmente idea.

A complicare la situazione, intervengono ulteriori bias cognitivi, errori del ragionamento. L’ottimismo, per esempio, ci porta a sottostimare i rischi effettivi che certe situazioni possono comportare, e questo vale anche per quanto riguarda il cambiamento climatico: la situazione ci appare molto migliore di quella che effettivamente è. La procrastinazione ci porta invece a voler rimandare eventuali sacrifici, anche i più banali, quale potrebbe essere per esmepio fare una semplice raccolta differenziata. Infine, ma non meno importante, è il cosiddetto effetto gregge, che ci spinge ad omologarci alle abitudini prese da altri, seguendo il ragionamento, sbagliato, secondo cui “se tante persone agiscono in un determinato modo, allora sarà certamente giusto far così”.

 

Come cambiare il mondo

Inoltre, il fatto che il problema sia collettivo e non del singolo spinge le persone a considerare il proprio contributo non significativo, ed a delegare ogni responsabilità ed iniziativa alle istituzioni; questo meccanismo viene contrastato da iniziative come quella della giovane Greta Thunberg, perché alle persone arriva il messaggio, ripetuto spesso dalla ragazza, che “Non si è mai troppo piccoli per cambiare il mondo, non sei mai troppo piccolo per fare la differenza.”. Probabilmente, l’astio mosso nei confronti della ragazzina deriva anche da questo suo contraddire questi consolidatissimi e sbagliati meccanismi mentali. Contrastarli è difficile, ma necessario: conoscerli è il primo passo per superarli e iniziare a costruire un mondo migliore, più sano e pulito.

Simona Lazzaro

Soluzioni smart per lo stress ambientale

Per orientarsi su soluzioni di risparmio in termini economici e di gestione aziendale, sono in corso, da qualche anno, proposte e tentativi di “lavoro agile”, definito smart working. Questo concetto vuole rappresentare un’innovazione per le aziende nella gestione della vita privata e del lavoro dei dipendenti: mira a creare miglioramenti nelle performance aziendali, nei costi ambientali e di spostamento a carico e a costruire flessibilità e cooperazione. Per quanto riguarda quest’ultima caratteristica, infatti, è stato introdotto il desk sharing: con questo concetto si supera la classica idea di “scrivania” personale, per arrivare ad una condivisione tra più colleghi della stessa, per favorire confronti tra dipendenti e la creazione di forti motivazioni.

Cosa cambia in termini ambientali?
Ciò che c’è alla base dello lavoro agile è trovare delle soluzioni “smart”, intelligenti, che riescano a creare degli equilibri sani anche dal punto di vista della sostenibilità ecologica. Le aziende, risparmiando sull’energia e sugli spostamenti aziendali dei propri dipendenti, contribuirebbero a non alimentare l’inquinamento e a ridurre le emissioni di CO2.
Immaginate se migliaia di persone non dovessero spostarsi, obbligatoriamente, ogni giorno, per raggiungere i propri uffici; ci sarebbero i miglioramenti effettivi nell’ambiente, nel risparmio energetico, nella riduzione dell’inquinamento delle grandi città causato dalle industrie e dai gas di scarico delle automobili.
Per i più, lo smart working può rappresentare solo un’idea utopica, quasi da film, ma, in Italia, il ministero dell’ambiente è impegnato, dal 2014, in campagne di sensibilizzazione per imprenditori e amministratori aziendali, al fine di creare un’integrazione tra i modelli classici e i concetti nuovi e moderni di lavoro.

Se si può risparmiare, ottimizzare i tempi e le operazioni dei lavoratori e, allo stesso tempo, supportare un’ecologia fin troppo discussa e argomentata da tutti i media, la domanda, che ognuno di noi dovrebbe porsi, è perché non ci si sia ancora adattati a questa tipologia di innovazioni più sane e, sicuramente, più accessibili.

Gennaro Sarnelli

Le nuove misure europee sul consumo della plastica

Anno dopo anno, le immagini ricorrenti di spiagge e scorci marini rovinati dalla piaga dell’inquinamento creato dall’uomo stesso in persona, riempiono non solo le pagine dei tanto amati social network ma dell’Internet in generale. Secondo le stime del WWF il 95% dei rifiuti in mare aperto del Mediterraneo è rappresentato dalla plastica.
Sembra che tutti conoscano concretamente il problema, molti credono di averlo realmente compreso, pochi hanno deciso di sposare la causa, realisticamente nessuno riesce a trovare delle soluzioni e provare a risolvere la questione. Per il bene dell’umanità e per amore del globo e dei suoi beni, sia chiaro.

Le proposte dell’ Unione Europea

Per queste motivazioni, l’inquinamento dell’ecosistema marino causato specialmente dall’utilizzo di prodotti usa e getta di plastica, è diventato argomento di dibattito anche alle sessioni del parlamento europeo di Strasburgo. La discussione parlamentare è stata incentrata su gli ultimi dati raccolti a riguardo, specialmente sulla constatazione del fatto che solo il 30% di 26 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, di tutta l’Europa, sia davvero riciclabile. Le votazioni, che hanno visto 571 deputati a favore della proposta di controllare e gestire al meglio la situazione, hanno portato alla messa al bando, entro il 2021, di prodotti di plastica usa e getta, come ad esempio cotton fioc e stoviglie fatti di questo materiale. Queste sono alcune delle nuove risoluzioni create dai parlamentari, insieme con la fabbricazione di prodotti fatti con materiali sostenibili e perfettamente riciclabili, anche per quanto riguarda il mondo della pesca. Dopo le disposizioni del 2015 che riguardano l’abolizione dei sacchetti di plastica dal commercio, l’UE sembra essersi accorta ulteriormente della rovina che si sta progressivamente creando nei suoi mari e sulle coste dell’Europa intera, un disastro che farà ogni giorno sempre più fatica a cessare di esistere.
Sarà impegno di ogni nazione membra cercare di ridurre drasticamente l’utilizzo della plastica, al fine di provare a salvare quell’ecosistema, flora e fauna comprese, che chiede disperatamente aiuto, da quasi mezzo secolo.

Essere partecipi significa contribuire

Le campagne di sensibilizzazione da parte di organizzazioni interessate alla salvaguardia del mar Mediterraneo e delle specie animali che lo popolano, con le numerosissime petizioni lanciate dalle stesse per creare un movimento compatto di consapevolezza, come quella del WWF “#stopplasticpollution”, che prevede la creazione di un Trattato Globale per una risoluzione concreta di questa problematica, soprattutto non unicamente chiacchierata, non sembrano ancora aver creato gli effetti aspettati. La pressione da parte di queste organizzazioni sembra essere ulteriormente aumentata a causa della mancanza di impegni significativi da parte delle autorità, confidando in un intervento tempestivo, nella speranza di un miglioramento generale del livello di inquinamento delle acque continentali.

E tu, non lo cercheresti un modo per provare a mantenere la tua casa sempre pulita ?

Gennaro Sarnelli

Le stelle sono l’energia pulita del futuro. In Europa inizia la sperimentazione per Iter, il reattore che funziona come un piccolo Sole

Attraverso lo sviluppo del progetto Iter, con delle sperimentazioni controllate, ricercatori stanno cercando di riprodurre sul nostro pianeta le stesse reazioni che alimentano il Sole allo scopo di generare nuova energia pulita. “Siamo impegnati in una delle sfide più ambiziose della storia umana” dice Bernard Bigot, direttore generale di Iter. “Vogliamo replicare sulla Terra quello che avviene nel cuore del Sole.”. Attraverso la fusione di atomi di idrogeno e produzione di elio, anche noi saremo in grado di generare lo stesso tipo di energia che producono le stelle.

Energia sicura e pulita

L’energia di fusione nucleare, a differenza della fissione, sarebbe secondo i ricercatori molti più sicura: il materiale radioattivo sarebbe molto ridotto e non sarebbero prodotti gas serra. In caso di anomalia del reattore il processo semplicemente si bloccherebbe.

Il processo è molto complesso: partendo dall’acqua di mare e dal litio, si estraggono i due isotopi dell’idrogeno, il deuterio e il trizio che, scaldandoli fino a raggiungere temperature altissime per arrivare allo stato di plasma, vegono spinti alla fusione attraverso l’utilizzo di grandissimi magneti.

In passato si è già tentato di produrre energia in questo modo, ma, sebbene si sia riusciti ad ottenere una fusione, l’energia necessaria perché il processo avvenisse era maggiore di quella ricavata dalla fusione stessa. Tuttavia, attraverso l’utilizzo di macchinari più grandi, i ricercatori pensano di poter finalmente ricavare dalla fusione nucleare una quantità di energia molto maggiore. Così nasce il progetto Iter.

Un progetto internazionale

L’impresa è davvero colossale, e il suo costo complessivo è di ventidue miliardi di euro. E’ un progetto internazionale, sostenuto da molte fonti: trentacinque paesi provenienti da Europa, Corea, Cina, Giappone, India, Russia e Stati Uniti. Il reattore avrà sede in Francia, precisamete a Cadarache, ma le varie componenti che lo costituiranno sono costruite e in corso di sperimentazione in tutta Europa. In Italia, in particolare a Padova, è in corso la costruzione delle parti del reattore che innescheranno il suo funzionamento.

Al Consorzio rfx di Padova è in corso la sperimentazione di Mitica (Megavolt Iter Injector & Concept Advancement), prototipo dell’acceleratore di particelle neutre che servirà a portare alla temperatura di fusione il plasma del reattore sperimentale. Il primo stadio di Mitica sarà Spider, l’iniettore di ioni negativi di Idrogeno e Deuterio più potente al mondo, che scalderà il reattore fino alla temperatura di centocinquanta milioni di gradi, il cui costo di costruzione sarà di duecento milioni di euro.

Dopo la sperimentazione di Iter sarà poi costruita Demo, una centrale elettrica che sfrutta appunto i principi di fusione nucleare, alcuni dei cui componenti saranno costruiti a Frascati, con un investimento di oltre cinquecento milioni di euro.

“L’energia delle Stelle può arrivare sulla Terra” prima che sia troppo tardi

I ricercatori si auspicano di mettere a punto entro il 2060 un nuovo modello per la creazione di energia pulita, ma la prima accensione della macchina è prevista per il più vicino 2025, mentre la prima, vera fusione è attesa entro il 2035. Bigot afferma che questa sia “l’unica strada che abbiamo”, e che non ci sia concesso di perdere altro tempo: i combustibili fossili si stanno esaurendo, le energie rinnovabili che vengono attualmente utilizzate hanno numerosi limiti, tali che non permettono loro di sostituire fonti di energia più inquinanti. “L’energia delle stelle” commenta Francesco Gnesotto, presidente del Corsorzio rfx “può arrivare sulla Terra.”.

Simona Lazzaro

Il Giappone in pillole: lezioni di ecologia e senso civico

Immerso in paesaggi naturali e panorami mozzafiato, circondato dall’Oceano Pacifico, tra isole vulcaniche e montuose, l’arcipelago del Giappone e gli abitanti che lo popolano puntano sulla tutela e la conservazione dell’ambiente e dei suoi patrimoni. I problemi ambientali sono stati all’ordine del giorno sin dagli anni 90: infatti nel 1993, con la promulgazione della Legge fondamentale per l’ambiente, è stata scandita precisamente la volontà di mettere un punto fisso all’inquinamento e allo smog dei grandi centri abitati giapponesi. Questa soluzione ha portato al paese, oltre che il beneplacito delle organizzazioni per la lotta all’inquinamento, numerosi miglioramenti: ce ne sono stati dal punto di vista del risparmio energetico, nella limitazione di emissioni industriali, nell’informazione e promozione del riciclaggio e in altre dinamiche risolutive nella vita quotidiana di ogni cittadino. Inoltre, dal 2011, a distanza di pochi mesi dal disastro di Fukushima, dove, a causa del terremoto e maremoto del Tōhoku, ci furono quattro esplosioni della sua centrale nucleare, con il seguente sversamento in mare di rifiuti e scarti tossici, grazie all’intervento di Greenpeace e attraverso manifestazioni che hanno mobilitato tutta la popolazione è stata messa in discussione e in risalto la gestione dei rifiuti industriali e la questione dell’inquinamento che ne deriva.

SE SPORCHI, PULISCI

La grande civiltà della società Giapponese insieme con i suoi valori, tramandati di generazione in generazione, hanno permesso che un processo di informazione e di tutela dei suoi beni naturali fosse portato a compimento in ogni sua forma. Un esempio lampante della trasmissione di questi valori è stato quello dei mondiali del 2018, quando i tifosi della compagine nipponica, al termine di ogni partita, erano soliti rimanere all’interno dello stadio fino a quando non fossero stati ripuliti interamente i settori da loro occupati da ogni genere di immondizia e sporcizia create, durante il match al quale assistevano; quelle immagini, che hanno fatto il giro del mondo, rappresentano una questione di mentalità completamente differente, a volte opposta rispetto alla visione occidentale, totalmente lontana dalla pura visibilità mediatica, con l’intenzione di lasciare un messaggio ben preciso.
Un consiglio da accettare e da non sottovalutare.

UN SOGNO CHE DIVENTA REALTA’

Tokyo ospiterà i Giochi della XXXII Olimpiade; in vista di questa vetrina e di questo grandissimo evento che vedrà la capitale nipponica protagonista di una vastità di scambi culturali, il Giappone si è impegnato nella creazione e nel lancio sul mercato, dal 2015, di autobus e di un’automobile “a celle combustibili”, che utilizzano come carburante l’elemento più presente sulla superficie terrestre, l’acqua. Queste vetture ad idrogeno  rappresentano un grandissimo traguardo per la tecnologia Giapponese,in linea con i processi di informazione e con il sistema di valori promulgato nel corso dei decenni dalle autorità per la popolazione. Con soli cinque kilogrammi di idrogeno, per quanto riguarda le automobili comuni, sarà possibile percorrere circa cinquecento kilometri, una scelta che non si può considerare del tutto economica ma che potrebbe portare ad un alleggerimento nei processi di inquinamento, specialmente nel campo delle emissioni. Solo da quest’anno sarà possibile trovare “Mirai”, questo è il nome del prodotto automobilistico costruito ad hoc per ambientalisti e non, sul mercato italiano, grazie anche all’installazione di due distributori d’idrogeno (per il momento presente solo a Bolzano).

 

In una società inquinata dal puro scopo di lucro, questa lezione oltreoceano di civiltà e di appartenenza al proprio territorio dovrebbe motivare ognuno di noi a trovare, nel proprio piccolo, delle soluzioni nel quotidiano, per rendere le strade delle nostre città più pulite e visibilmente più curate, e perché no, provare ad essere sempre meno inquinatori di un mondo alla deriva. Il Sol levante ha molto da insegnare a chi, con la giusta apertura mentale, abbia voglia di dare una svolta nella vita di tutti i giorni, per la salute degli esseri viventi e dell’ambiente.

 

Gennaro Sarnelli