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Le fonti di energia che illuminano la nostra casa e il nostro ufficio. In Italia, da dove derivano?

Le fonti di energia

Dopo il referendum del 2011 che ha escluso la possibilità di far ricorso a sistemi di sviluppo di energia nucleare in penisola italiana, oggi fonti certe sul territorio nazionale derivano da 3 fattori: utilizzo delle energie rinnovabili, non rinnovabili e quelle prodotte tenendo conto dell’acquisto di fonti esterne (si fa riferimento alle importazioni di combustibili fossili).

È già in corso dagli anni ’80 un programma di “decarbonizzazione”, in quanto tale risorsa è stata valutata notevolmente inquinante; e volendo mirare ad una produzione energetica più pulita (che spesso definiamo “green”, potendo favorire la tutela dell’ambiente), si possono utilizzare fonti non rinnovabili (i combustili fossili) e fonti rinnovabili (quali acqua, vento, sole e forza geotermina).

 

Nonostante le innumerevoli modalità con cui è possibile produrre energia sostenibile, meno della metà della produzione lorda di energia elettrica (circa il 37%) deriva dal settore delle rinnovabili. Eppure, i combustibili fossili non sono una risorsa inesauribile. Il carbone, infatti, potrà durare ancora un secolo; il petrolio, invece, altri 85 anni; l’ambiente chiede aiuto; e le condizioni di salute dell’uomo trasmettono un evidente segnale. Difatti il petrolio, il gas naturale e il carbone sono risorse preziose per alimentare il processo di produzione energetica delle centrali termoelettriche.

Volendo ridurre l’impatto inquinante sull’ambiente, si preferisce il gas metano agli altri combustibili. L’Italia è il terzo maggiore importatore al mondo di gas metano. Tale risorsa deriva in gran parte dalla Libia, Algeria e Russia. Le conseguenze di tali importazioni hanno un impatto non di poco conto sul prezzo dell’energia elettrica. Non a caso, infatti, l’Autorità dell’energia stabilisce condizioni contrattuali e economiche nel mercato di maggior tutela, condizione che cesserà di esistere a partire dal 1° luglio 2020.

 

 

Le centrali elettriche

Nelle centrali avviene la produzione di energia elettrica. È possibile distinguerne 6 di tipologie, ciascuna in base alla fonte primaria che viene utilizzata e poi dal rendimento, numero di trasformazioni effettuate, dalla collocazione geografica e dal tipo di macchinari presenti.  L’alternatore è il macchinario che opera per la produzione di elettricità. Il suo utilizzo si sostanzia in una effettiva trasformazione di energia meccanica in energia elettrica. La turbina, infatti è il macchinario collegato all’alternatore per produzione di energia meccanica che verrà trasformata. La turbina è distinguibile in base alla risorsa che alimenta il suo funzionamento. Si parla di turbina idrica quando la risorsa che si sfrutta è il movimento dell’acqua marina o fluviale; a vapore se, attraverso il riscaldamento dell’acqua, si fa ricorso ai movimenti di vapore; eolica se alimentata dal vento.

A seconda della fonte utilizzata distinguiamo le seguenti centrali elettriche:

  • Centrali nucleari: con il referendum del 2011, è stata esclusa questa opportunità sull’intero territorio nazionale;
  • Centrali eoliche: attraverso l’utilizzo della velocità del vento. La prima in Italia risale al 2002, La centrale eolica di Alta Nurra, costata ben 6 milioni di euro e che rappresenta da sempre una realtà produttiva molto importate della Sardegna Nord-occidentale;
  • Centrali idroelettriche: messe in funzione grazie al movimento dell’acqua. Presenti su quasi tutto il territorio nazionale. La prima fu costruita a Isoverde in provincia di Genova nel 1890;
  • Centrali Solari: attraverso lo sfruttamento di energia solare. Le più grandi centrali fotovoltaiche nel mondo sono presenti in Germania, Italia e Canada;
  • Centrali geotermiche: quelle che sfruttano il calore naturale derivante dai vapori geotermici contenuti nel sottosuolo. Sono presenti in Veneto, in Friuli, in Sicilia occidentale, nelle Isole eolie e di Pantelleria, nei Campi Flegrei e Isola d’Ischia nell’area napoletana;
  • Centrale termoelettrica: sono senz’altro gli impianti più utilizzati attraverso lo sfruttamento di petrolio che viene bruciato per la produzione di calore. Tale operazione garantisce il riscaldamento di una caldaia che permette di trasformare l’acqua presente nelle tubature in vapore. È tale vapore in pressione, poi, viene portato nella sala macchine convogliando sulle pale delle turbine, ponendole in moto di rotazione. Sono distribuite in buona parte sul tutto il territorio nazionale.

Umberto D’Andrea

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