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Il Clima sta cambiando, perché noi no?! Greta Thunberg alla COP24. “Ma io ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza”

Al fine di definire l’attuazione dell’Accordo di Parigi del 2015 (COP21), i 189 paesi firmatari insieme ad Andorra, Città del Vaticano, Brunei, Iraq e Somalia (quali ultimi presentati solo in veste di Osservatori dell’UNFCCC – Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici) prendono parte alla Conferenza delle parti in Polonia, tra il 3 e il 14 dello scorso dicembre.

Nonostante abbiano sforato il termine ufficiale di 24 ore, i negoziati climatici hanno raggiunto il loro obiettivo.

 

È stato concordato: In che modo i Paesi forniranno le informazioni relative al proprio contributo nazionale per ridurre le emissioni – si tratta dei cosiddetti NDC – oltre che ulteriori dettagli sulla finanza climatica che andrà destinata alle economie di sviluppo; nuovi obiettivi in materia di finanziamento a partire dal 2025; la disponibilità di una guida e di un registro con cui è possibile comunicare ciascuna azione in merito all’adattamento dei cambiamenti climatici.

 

Caratterizzante è stato l’intervento di Greta Thunberg, la studentessa 16enne attivista svedese.

Nel discorso tenuto alla plenaria della Cop24 ha chiarito decisamente di voler agire contro i cambiamenti climatici. Ad oggi, il suo discorso è fonte d’ispirazione per milioni di attivisti in tutto il mondo. Non a caso, il discorso si imposta molto severo nei confronti di ciascun capo delle classi dirigenti mondiali, mostrandosi nel contempo emozionante.

 

Si riporta la sua traduzione:

“Il mio nome è Greta Thunberg, ho quindici anni e vengo dalla Svezia. Molte persone dicono che la Svezia sia solo un piccolo Paese e a loro non importa cosa facciamo. Ma io ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza. Se alcuni ragazzi decidono di manifestare dopo la scuola, immaginate cosa potremmo fare tutti insieme, se solo lo volessimo veramente.

Ma per fare ciò dobbiamo parlare chiaramente, non importa quanto questo possa risultare scomodo. Voi parlate solo di una crescita senza fine in riferimento alla green economy, perché avete paura di diventare impopolari. Parlate solo di andare avanti con le stesse idee sbagliate che ci hanno messo in questo casino. (…) Ma non mi importa risultare impopolare, mi importa della giustizia climatica e di un pianeta vivibile. La civiltà viene sacrificata per dare la possibilità a una piccola cerchia di persone di continuare a fare profitti. La nostra biosfera viene sacrificata per far sì che le persone ricche in Paesi come il mio possano vivere nel lusso. Molti soffrono per garantire a pochi di vivere nel lusso.

Nel 2078 festeggerò il mio settantacinquesimo compleanno. Se avrò dei bambini probabilmente un giorno mi faranno domande su di voi. Forse mi chiederanno come mai non avete fatto niente quando era ancora il tempo di agire. Voi dite di amare i vostri figli sopra ogni cosa, ma state rubando loro il futuro davanti agli occhi.

Finché non vi fermerete a focalizzare cosa deve essere fatto anziché su cosa sia politicamente meglio fare, non c’è alcuna speranza. Non possiamo risolvere una crisi senza trattarla come tale. Noi dobbiamo lasciare i combustibili fossili sotto terra e dobbiamo focalizzarci sull’uguaglianza e se le soluzioni sono impossibili da trovare in questo sistema significa che dobbiamo cambiarlo. Non siamo venuti qui per pregare i leader a occuparsene. Tanto ci avete ignorato in passato e continuerete a ignorarci. Voi non avete più scuse e noi abbiamo poco tempo. Noi siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Il vero potere appartiene al popolo. Grazie”.

Umberto D’Andrea

 

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