Il paese della geotermia e degli elfi: tra innovazione e tradizione, l’Islanda è un verde paradiso

Prima nell’elenco di nazioni che ha quasi azzerato l’emissione di CO2, l’Islanda è pioniera negli studi sulla geotermia pur rimanendo ancorata alle proprie tradizioni.

Secondo l’edizione del 2018 dell’Enviromental Performance Index (indice di sostenibilità ambientale, anche detto EPI), che stila una classifica delle nazioni in base al loro impegno ecologico, l’Islanda si conferma ai primi posti. La classifica, realizzata dalle università di Yale e Columbia in collaborazione con il Forum Economico Mondiale e il Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea, prende in considerazione molti parametri che considerano sia la salute ambientale – quindi la qualità dell’aria, l’impatto sulla salute, l’acqua e la potabilità – che la vitalità dell’ecosistema – che comprende la salvaguardia della biodiversità, delle fonti d’acqua e delle foreste, le modalità con cui viene prodotta energia e di pesca – e l’Islanda ha brillato in molti di questi. L’Islanda si classifica prima nell’elenco di nazioni che utilizzano quasi esclusivamente energie rinnovabili e che hanno quasi del tutto azzerato l’emissione di CO2: grazie alle caratteristiche climatiche ed alla conformazione del territorio la quasi totalità dell’energia elettrica necessaria a rifornire famiglie ed aziende proviene infatti da centrali idroelettriche (per il 73%) e dalla geotermia (27%). L’Islanda stima di poter diventare completamente carbonfree entro il 2050.

Gli studi pionienistici sulla geotermia

La geotermia rifornisce oltre il 90% delle case e dei sistemi di riscaldamento islandesi. Negli ultimi anni sono stati fatti numerosissimi passi avanti per ottimizzare la trasformazione del calore della terra in energia elettrica. L’Islanda, paese più vulcanico ha avviato pionieristici studi riguardo l’ultilizzo non di roccia solida, ma di magma per la produzione di energia, e, attraverso l’Iceland Deep Drilling Project (IDDP) si cerca di migliorare questo sistema. Perforando la crosta terrestre fino ad una profondità di cinque chilometri nella regione di Reykianes, dal 2016 sono iniziate le sperimentazioni e studi a riguardo sono ancora in corso: cercando di raggiungere materiale a temperature comprese tra i 400 e i 1000 gradi celsius, molto più prossimi al magma, si otterrebbe un’efficienza decisamente ottimizzata, riscaldando cinquantamila abitazioni invece che cinquemila, ottenendo dunque grandissime quantità di energia ad impatto ambientale decisamente ridotto. Lo studio, nato per caso, quando nel 2009 venne accidentalmente perforato un serbatoio di magma a due chilometri dalla superficie terrestre, è particolarmente innovativo per la fluidità del sistema su cui la trivellazione va ad agire. La sperimentazione, come ogni altra, non è esente da rischi: perforando la crosta terrestre si potrebbero toccare i serbatoi magmatici, generando terremoti di entità indefinibile. Il modello, parzialmente finanziato dall’Unione Europea, potrebbe essere replicato con successo in altri paesi caratterizzati da una massiccia presenza di vulcani, tra cui l’Italia.

Tra rispetto della natura e folklore: storia degli elfi in Islanda

L’Islanda tuttavia non si limita all’utilizzo ed alla ricerca di fonti rinnovabili ad alta efficienza, ma è un paese che riduce al minimo il proprio impatto ambientale. Fece particolarmente scalpore, nel 2016, la notizia dell’annullamento della costruzione di una superstrada per salvaguardare un’area naturale che, attualmente, è ancora incontaminata. Uno dei motivi per cui la costruzione è stata annullata è stata la convinzione degli abitanti secondo la quale in quelle aree vivano degli elfi. Circa l’ottanta percento della popolazione islandese crede infatti all’esistenza del piccolo popolo, mentre il restante venti percento, alla domanda diretta: “Credi negli elfi?” risponde, semplicemente: “Perché no?”. Esiste addirittura una scuola i cui corsi trattano esclusivamente di elfi e creature magiche: le leggende, in Islanda, sono davvero una faccenda seria. Ad Hafnarfjordur è presente una mappa dove sono indicati tutti i luoghi dove è possibile vedere un elfo.

Secondo la leggenda, gli elfi sono figli di Eva, la progenitrice degli uomini. Dio un giorno comunica ad Eva di una sua imminente visita, durante la quale avrebbe voluto conoscere tutti i suoi figli: la donna cerca di preparare al meglio tutti loro, lavandoli e sistemandoli, ma Dio si presenta prima che possa aver finito. Allora, affannata e disperata, chiude i figli non ancora preparati nell’armadio. Dio chiede allora ad Eva: “Sono questi tutti tuoi figli?”, e alla risposta affermativa della donna, dice: “Allora quel che è invisibile a me sarà invisibile anche agli uomini.”. All’udire queste parole Eva corre verso l’armadio e ne spalanca le ante, ma non vede più i suoi figli: sono diventati Huldfòlk, il popolo nascosto. Da allora, gli elfi sono visibili soltanto ai puri di cuore. Sembra, inoltre, che ne esistano diverse specie: a dicembre sarebbe possibile vedere gli elfi del Natale, chiamati Jolaisvenar.

Ogni casa Islandese, nel suo giardino, ha tre casette di legno in miniatura, vicine, affinché gli àlfar, gli elfi, possano dimorarvi e trovarvi riparo. Il popolo invisibile non è, secondo la tradizione, ostile agli esseri umani, ma, nel caso in cui la loro casa e i loro territori venissero deturpati dalla mano dell’uomo, potrebbero far sentire la loro disapprovazione. Ed ecco allora che le superstrade vengono annullate o deviate, che viene chiesto il permesso al piccolo popolo prima di costruire qualsiasi infrastruttura e che neanche una pietra possa essere eliminata: secondo un’altra leggenda, infatti, gli elfi, se toccati dalla luce del sole, si trasformerebbero in massi – secondo alcune fonti, non si tratterebbe degli àlfar ma dei troll; ad ogni modo, anche i ciottoli sono dunque meritevoli di rispetto per gli Islandesi.

Un fascino incontaminato e selvaggio

Chiunque visiti l’Islanda resta incantato dall’ambiente incontaminato, scosso da fenomeni naturali violenti e dall’aspetto davvero quasi magico: la fotografa spagnola Bego Antòn, che insegna a Madrid e Barcellona, ha pubblicato un libro, intitolato “The Earth is Only a Little Dust Under Our Feet” e pubblicato da Overlapse, in cui raccoglie i suoi scatti dell’Islanda, che diventano l’occasione ed il mezzo tramite cui raccontare i miti di quella terra. “Ci sono elfi in Islanda.” scrive nella prefazione. “E anche fate, unicorni, troll, nani della spiaggia, spiriti d’acqua, di montagna e fantasmi. Gli islandesi non lanciano pietre nell’aria, per paura di colpire uno di questi esseri misteriosi. Non saltano sulle pietre, nel caso un huldufolk vivesse all’interno. […] Ho viaggiato da nord a sud e da est a ovest attraverso l’isola, alla ricerca dei luoghi in cui vivono questi esseri magici. Principalmente stavo cercando le persone che riescono a vederli, chiedendo a ogni distributore di benzina, biblioteca, negozio di alimentari o hotel se c’era qualcuno nella zona che poteva comunicare con gli Esseri della Terra. Se c’è un posto in cui credere nella magia, l’Islanda è quel posto”.

Sebbene il resto d’Europa sia scettico riguardo l’esistenza del piccolo popolo è innegabile che questo loro rispetto per gli elfi si traduca anche in un rispetto per l’ambiente, ancora oggi tutelato e preservato. La tendenza alla salvaguardia dell’ambiente e dello spirito ecologista che è proprio dell’Islanda è unico, e forse è davvero frutto di una magia opera del piccolo popolo. Per quanto riguarda l’aspetto ambientalista noi tutti dovremmo ispirarci a questo paese davvero magico, dove anche l’impossibile – dagli elfi alla geotermia – può diventare realtà.

Simona Lazzaro

Il Clima sta cambiando, perché noi no?! Greta Thunberg alla COP24. “Ma io ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza”

Al fine di definire l’attuazione dell’Accordo di Parigi del 2015 (COP21), i 189 paesi firmatari insieme ad Andorra, Città del Vaticano, Brunei, Iraq e Somalia (quali ultimi presentati solo in veste di Osservatori dell’UNFCCC – Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici) prendono parte alla Conferenza delle parti in Polonia, tra il 3 e il 14 dello scorso dicembre.

Nonostante abbiano sforato il termine ufficiale di 24 ore, i negoziati climatici hanno raggiunto il loro obiettivo.

 

È stato concordato: In che modo i Paesi forniranno le informazioni relative al proprio contributo nazionale per ridurre le emissioni – si tratta dei cosiddetti NDC – oltre che ulteriori dettagli sulla finanza climatica che andrà destinata alle economie di sviluppo; nuovi obiettivi in materia di finanziamento a partire dal 2025; la disponibilità di una guida e di un registro con cui è possibile comunicare ciascuna azione in merito all’adattamento dei cambiamenti climatici.

 

Caratterizzante è stato l’intervento di Greta Thunberg, la studentessa 16enne attivista svedese.

Nel discorso tenuto alla plenaria della Cop24 ha chiarito decisamente di voler agire contro i cambiamenti climatici. Ad oggi, il suo discorso è fonte d’ispirazione per milioni di attivisti in tutto il mondo. Non a caso, il discorso si imposta molto severo nei confronti di ciascun capo delle classi dirigenti mondiali, mostrandosi nel contempo emozionante.

 

Si riporta la sua traduzione:

“Il mio nome è Greta Thunberg, ho quindici anni e vengo dalla Svezia. Molte persone dicono che la Svezia sia solo un piccolo Paese e a loro non importa cosa facciamo. Ma io ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza. Se alcuni ragazzi decidono di manifestare dopo la scuola, immaginate cosa potremmo fare tutti insieme, se solo lo volessimo veramente.

Ma per fare ciò dobbiamo parlare chiaramente, non importa quanto questo possa risultare scomodo. Voi parlate solo di una crescita senza fine in riferimento alla green economy, perché avete paura di diventare impopolari. Parlate solo di andare avanti con le stesse idee sbagliate che ci hanno messo in questo casino. (…) Ma non mi importa risultare impopolare, mi importa della giustizia climatica e di un pianeta vivibile. La civiltà viene sacrificata per dare la possibilità a una piccola cerchia di persone di continuare a fare profitti. La nostra biosfera viene sacrificata per far sì che le persone ricche in Paesi come il mio possano vivere nel lusso. Molti soffrono per garantire a pochi di vivere nel lusso.

Nel 2078 festeggerò il mio settantacinquesimo compleanno. Se avrò dei bambini probabilmente un giorno mi faranno domande su di voi. Forse mi chiederanno come mai non avete fatto niente quando era ancora il tempo di agire. Voi dite di amare i vostri figli sopra ogni cosa, ma state rubando loro il futuro davanti agli occhi.

Finché non vi fermerete a focalizzare cosa deve essere fatto anziché su cosa sia politicamente meglio fare, non c’è alcuna speranza. Non possiamo risolvere una crisi senza trattarla come tale. Noi dobbiamo lasciare i combustibili fossili sotto terra e dobbiamo focalizzarci sull’uguaglianza e se le soluzioni sono impossibili da trovare in questo sistema significa che dobbiamo cambiarlo. Non siamo venuti qui per pregare i leader a occuparsene. Tanto ci avete ignorato in passato e continuerete a ignorarci. Voi non avete più scuse e noi abbiamo poco tempo. Noi siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Il vero potere appartiene al popolo. Grazie”.

Umberto D’Andrea

 

Skolstrejk för klimatet – Storia di Greta Thunberg, la ragazza che salverà il mondo

Cinque giorni fa – il 15 Marzo 2019 – si è svolta la manifestazione “Fridays for future”, manifestazione volta a portare l’attenzione sul problema del cambiamento climatico e sensibilizzare i governi affinché agiscano prima che sia troppo tardi per il nostro pianeta. Sono stati tantissimi gli studenti che, in tutto il mondo, hanno aderito all’iniziativa.
Tutto nasce da una ragazza svedese che oggi ha sedici anni, Greta Thunberg, che adesso è addirittura stata proposta per il nobel della pace.

 

L’attivismo

Greta diventa un’attivista il 20 Agosto 2018, mese che si è rivelato caldo in modo decisamente anomalo, quando decide di non andare a scuola fino al 9 Settembre dello stesso anno, data durante la quale si sarebbero svolte le elezioni legislative. Decide dunque di manifestare davanti al parlamento della Svezia, portando con sé un cartello che recita: Skolstrejk för klimatet, “sciopero della scuola per il clima”: obiettivo della ragazza è quello di far ridurre alla Svezia le emissioni di anidride carbonica.

In seguito alle elezioni legislative, Greta torna a scuola, ma, ogni venerdì, torna a manifestare al parlamento, creando lo slogan “Fridays for future” che, grazie all’uso dei social network da parte della ragazza diventa virale e raccoglie consensi in tutto il mondo.

In occasione della “conferenza delle parti” (convegno annuale dove le parti che hanno aderito alla convenzione quadro delle nazioni unite sui cambiamenti climatici) che si è svolta a Katowice, in Polonia ed è conosciuta anche come COP24, Greta Thunberg ha pronunciato un toccante discorso riguardo il cambiamento climatico, discorso diventato in breve tempo popolarissimo su internet e che ha contribuito ad ingrossare le file di coloro che appoggiavano quello che stava già diventando un vero e proprio movimento.
“Io ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza.”, dice Greta nel suo discorso. “Voi dite di amare i vostri figli sopra ogni cosa, ma state rubando loro il futuro. Se le soluzioni sono impossibili da trovare in questo sistema significa che dobbiamo cambiarlo.”.

Successivamente, Greta Thunberg ha partecipato al forum economico mondiale di Davos, tenutosi il 25 Gennaio 2019, e a numerose altre manifestazioni in città europee. Fridays for future ha portato, il 15 Marzo 2019, allo sciopero mondiale per il futuro, al quale hanno partecipato studenti di 1700 città in oltre 100 paesi del mondo.

 

La diagnosticata sindrome di Asperger in Greta Thunberg

Nel 2016 è stata diagnosticata a Greta Thunberg la sindrome di Asperger; all’epoca della diagnosi aveva tredici anni.
La sindrome di Asperger è una condizione neurobiologica caratterizzata da “deficit sociali, compromissione comunicativa, interessi ristretti e comportamenti ripetitivi con competenze cognitive e linguistiche relativamente preservate”, come leggiamo sul sito di ASAItalia – Associazione Sindrome Asperger. Nel DSM-V (manuale diagnostico per i disturbi mentali) la sindrome di Asperger rientra nell’ombrello della definizione di “Disturbo dello spettro Autistico”. Viene considerata una forma dello spettro autistico ad alto funzionamento: coloro che ne sono affetti non presentano ritardi significativi nel linguaggio né tantomeno delle abilità cognitive – sono anzi spesso precoci nell’acquisizione dell’abilità di lettura (iperlessia) e le abilità numeriche.

Coloro che sono affetti dalla sindrome di Asperger desiderano spesso socializzare ma, non riconoscendo il cosiddetto “hidden curriculum”, cioè tutta quella serie di comportamenti e convenzioni sociali non scritte che tutti conoscono, spesso lo fanno in modo bizzarro. Non imparano facilmente dall’esperienza, per cui capita di frequente che perseverino nei loro comportamenti bizzarri e che si sentano a disagio nella situazioni sociali, che, tuttavia, desiderano. Sviluppano spesso un interesse specifico, e l’oggetto del loro interesse è spesso da loro conosciuto fin nel minimo dettaglio, anche quello più insignificante.

Nel caso di Greta è evidente che una delle sue aree di interesse sia stato l’ambiente, e a questo si è dedicata con tutta se stessa. La ragazza non ha mai avuto difficoltà nel dichiarare di essere affetta dalla sindrome di Asperger, ed anzi ha dichiarato in più di un occasione che probabilmente è stato proprio il disturbo a renderla capace di tanta determinazione nel perseguire i suoi obiettivi. “Vedo il mondo in modo leggermente diverso, secondo un’altra prospettiva.” dichiara Greta “Ho un interesse speciale. E’ frequente che le persone nello spettro autistico abbiano interessi speciali.”. In un’altra occasione, la ragazza riconosce che non sarebbe stato possibile, per lei, portare avanti la sua battaglia se non fosse stata affetta dalla sindrome. “Lavoro e penso in maniera un po’ diversa. Mentre era facile, per chiunque altro, dimenticare questa terribile immagine di un orso polare che muore di fame, mostrataci in classe, io non sarei stata più in grado di guardarmi allo specchio, se avessi lasciato perdere.”.

Il discostarsi di Greta dalla neurotipicità, il suo essere differente, è stato dunque non un freno, ma una marcia in più: una diversità che si è fatta ricchezza e che ha permesso alla giovanissima attivista di mobilitare, nella manifestazione del quindici marzo, di centinaia di migliaia di persone.

 

Le polemiche

La partecipazione alla manifestazione che ha preso il via dalla tenacia della giovane Greta è stata davvero massiccia, tuttavia non sono mancate le polemiche ispirate alla figura della ragazza.

Nei giorni successivi alla manifestazione è stata infatti diffusa su internet una foto dell’attivista, a bordo di un treno, che pranzava – foto pubblicata dalla stessa Greta sul suo profilo Instagram, in cui si vedono alcuni contenitori di plastica. La ragazza è stata accusata di incoerenza, ma lei ha prontamente risposto alle accuse: “Abbiamo fatto un viaggio di trentadue ore in treno. Dovevamo mangiare qualcosa, e questi prodotti si vendono appunto imballati, non potevamo portarci tutto da casa. E’ un buon segno che mi odino” ha aggiunto “perché vuol dire che mi percepiscono come una minaccia.”.
Altra polemica di cui è stata protagonista Greta Thunberg è stata quella legata all’uscita del libro della madre, Malena Ernman, celebre cantante lirica, dal titolo “Scenes from the heart”, in cui parla dell’autismo della figlia. I detrattori della ragazza, primo fra tutti Andreas Henriksson, un giornalista tedesco, hanno insinuato che la battaglia per il clima che Greta porta avanti sia stata solo una scusa per pubblicizzare il libro della madre: peccato che, però, nel libro non si parli di lei, ma della sorella Beata. Nelle ultime settimane è stato più volte smentita l’esistenza di qualsiasi rapporto tra il libro di Malena Ernman e la lotta per la salvaguardia dell’ambiente della figlia Greta.

In Italia la polemica ha poi raggiunto una dimensione decisamente paradossale: tra chi l’ha paragonata ad un personaggio di un film dell’orrore – salvo poi scusarsi qualche giorno dopo – e chi ha detto che la metterebbe sotto con la macchina – giustificandosi definendo l’affermazione come satira e voluta esagerazione – c’è persino chi la lega a Rockefeller e Rothschild, in quella che oramai è diventata la prevedibile prassi complottista, e chi infine, sfidando qualsiasi buonsenso, ingrandisce a dismisura le foto della povera ragazza per dimostrare la sua appartenenza al popolo dei “rettiliani”. E ancora, c’è chi ha deciso arbitrariamente che una sedicenne sia troppo piccola per avere delle proprie idee e dei propri ideali, asserendo dunque, in una serie di improbabili voli pindarici non basati su nessun fatto, che c’è sicuramente chi “muove i fili” di Greta. Impossibile evitare infine di citare la bufala, circolata all’indomani della manifestazione del quindici marzo, secondo cui i manifestanti italiani avrebbero lasciato le strade piene di spazzatura dopo il loro passaggio, bufala ampiamente smentita.

Ma perchè la figura di Greta Thunberg scatena tanto astio?

Probabilmente perché la battaglia per la salvaguardia dell’ambiente e la lotta al riscaldamento globale costringe tutti, dai potenti del mondo al cittadino qualunque, a rimettere in discussione se stesso e le proprie abitudini. La voce di Greta Thunberg è una voce certamente scomoda e che scuote proprio perché il messaggio che porta è semplice e lineare, alla portata di tutti: non abbiamo molto tempo, e dobbiamo fare qualcosa per salvare il nostro pianeta.

Non esiste, come ha fatto spesso notare la ragazza durante i suoi interventi, un pianeta di riserva, e se non ci muoviamo tutti in qualche modo per cambiare le cose siamo condannati alla fine. Le parole di Greta Thunberg sono chiaramente vere, ma accettarlo vorrebbe dire ammettere i propri errori da parte delle generazioni che hanno preceduto quella della ragazza, e in molti trovano più facile negare la realtà, persino attraverso i complotti rettiliani, che accettare le proprie responsabilità; è molto più semplice diffamare Greta e i giovani che hanno aderito al suo movimento, anche attraverso delle menzogne, che accettare di essere parte del grave problema che ci affligge e che, se non risolto, ci porterà alla rovina e persino all’estinzione.
Controversa, precoce, determinata: come la si voglia definire, Greta Thunberg è sicuramente riuscita a scuotere le coscienze di tutti e, forse, come in molti dicono e scrivono, salverà davvero il mondo.

                                                                                                                                          Simona Lazzaro